Liliana Cosi - Unitretirano

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Tappe significative

LILIANA COSI, étoile della Scala, ha presentato l' autobiografia in cui parla di amore e bellezza
(Dal giornale “La Provincia” martedì 13 maggio 2008)


«Non si creda che la vita di un'artista sia naturalmente felice e pacifica. Ogni bellezza nasce dal suo contrario».

Lezione davvero speciale, ieri pomeriggio, all'Unitre di Tirano, che ha avuto l'onore di ospitare una delle più grandi interpreti della danza classica italiane di tutti i tempi, Liliana Cosi, prima ballerina della Scala e del Bolsoj di Mosca, invitata a parlare di "bellezza".

Davanti a un pubblico numeroso, letteralmente incantato dalle parole della relatrice, l'étoile ha parlato del suo percorso professionale, dal suo ingresso alla Scala a nove anni, alla fondazione della Scuola di balletto classico col ballerino Marinel Stefanescu, ma anche del suo rapporto con Dio e col bello, che per la danzatrice coincidono.

«Dio è un sole che tocca e illumina ogni cosa - ha detto la Cosi, soffermandosi sull'importanza nella sua vita d'artista dell'incontro con la spiritualità di Caterina da Siena, prima, e con quella di Chiara Lubich, poi.

«Questa è la vera bellezza: l'impronta di Dio-Amore che c'è in tutto il creato»

«Nella mia vita, credo di avere fatto pochissimi spettacoli in piena salute, anche se il pubblico non se n'è mai accorto – ha raccontato. Questo perché sono convinta che la vera bellezza, che arriva alla gente, non è quella di un'estetica perfetta, ma quella che una persona sprigiona superando un suo limite, una sua difficoltà».

Proprio da questa scoperta è scaturito il libro nel quale la Cosi racconta la sua vita d'artista e che, non a caso, ha voluto intitolare "Etoile". «Mi piace questa parola, non solo perché spiega il mio ruolo professionale, ma anche perché ho saputo che le stelle, per brillare, si nutrono del buio».

La ballerina, ha poi aggiunto: «Ho scritto il libro per dimostrare che la bellezza e la felicità si conquistano superando le difficoltà e che è proprio quando andiamo oltre il dolore che sprigioniamo energie che non pensavamo di avere».

 
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